Libri e Dvd

Libro "Resurrezione di Dio"

Resurrezione di Dio

“Se io non ti chiedo di credermi, perché tu mi chiedi di obbedirti? Tu non mi credere e io non ti obbedisco”. Questa frase sintetizza la difesa della mia coscienza, della mia esperienza, della mia libertà e della mia cultura autonoma, ed è la conclusione del mio primo impatto col mondo che, prima di allora, anche se più o meno sapevo esistesse, non pensavo dovesse entrare tanto violentemente nella mia vita. Questo mondo si chiamava “vescovo”. Questo altro da me, al quale ero aperta come altra me stessa, anche se solo lo conoscevo attraverso l’esperienza mistica, e mi accingevo a conoscerlo nella sua realtà con l’entusiasmo di dargli la mia esperienza e di riceverne un gioioso accoglimento e il conforto di un rapporto fraterno, paritario, indispensabile per il mio andare avanti e per fare assieme la “terra nuova”, si rivelò un’aggressione drammatica non solo al mio essere persona distinta da tutto il resto, ma soprattutto alla mia dinamica necessità di sviluppo…

Questo altro da me, cosciente di quello che io portavo, in grado di capire il messaggio linguaggio di libertà, di amore, di divinizzazione, mi aggrediva violentemente proprio per la semplicità di comunicazione di un messaggio linguaggio che, affermando la realtà ultima dell’uomo, escludeva tutte le mediazioni e fondava sulla libertà il cammino per raggiungere tale realtà definitiva. Gli altri, la gente semplice che era attorno a me, intuivano che ciò che io avevo da comunicare era importante, di fondo, legato alla vita.. Ma non comprendevano, non possedevano più la chiave di lettura della propria coscienza e quindi del proprio fine. Questa gente era costretta a elemosinare la lettura della propria coscienza e del proprio fine a coloro che arbitrariamente si erano posti come mediatori fra Dio e la coscienza, anziché annunciare e promuovere l’evento della “terra nuova” ed essere così specchio pubblico dove la coscienza personale potesse riflettersi e riconoscersi. Questi mediatori arbitrari io ho incominciato a identificarli come i padri di ogni tirannide. Essi, impedendo alla gente semplice di riconoscere la propria coscienza come luogo dove Dio si intrattiene con l’uomo e luogo dove nasce il punto di forza, di luce e di autorità personale, si sono sostituiti alla coscienza. Sostituendosi alla coscienza personale e proclamando l’obbedienza come il solo cammino di salvezza, hanno reso l’uomo fragile, insicuro, smarrito, disperato, e pronto ad accogliere ogni progetto esterno che gli promettesse salvezza, pace e benessere. Lo hanno, per così dire, educato a prostituirsi come cosa a ogni potere, riconoscendo a esso autorità, non avendo più la propria, cioè quella della coscienza, alla quale fare appello come punto fermo, di luce costante, verso il proprio fine di pienezza. E tutto questo in nome di Dio, di quel Dio che io avevo conosciuto come fonte di libertà, fonte di amore e di creazione, che mi spingeva a cercare tutto quello che poteva esistere e ad accogliere l’altro da me con appassionata gioia e dolore: gioia nel riconoscere a tutti le stesse possibilità di vivere la vita di Dio e dolore nel constatarne il rifiuto non solo per scelta, ma soprattutto per ignoranza. Questo Dio, oggetto del mio amore, della mia gioia, fonte della mia felicità d’esistere che mi spingeva a gridare in tutto il creato: “ci sono per amare come Lui” …  Questo Dio veniva descritto come un misero tiranno che dava legittimazione a ogni tirannia. Questo è il peccato che io non perdonerò mai ai mistificatori dell’immagine di Dio, del mio Dio che ha fatto l’uomo uguale a Sé nell’amore. Questi tiranni, che hanno deturpato l’immagine di Dio e reso schiavi gli uomini ad ogni tipo di potere, impedendo loro di conoscere la propria immagine attraverso la coscienza, hanno costituito il problema della mia vita che, prima di allora, anche se più o meno sapevo esistesse, non pensavo dovesse entrare tanto violentemente nella mia vita. Questo mondo si chiamava “vescovo”. Questo altro da me, al quale ero aperta come altra me stessa, anche se solo lo conoscevo attraverso l’esperienza mistica, e mi accingevo a conoscerlo nella sua realtà con l’entusiasmo di dargli la mia esperienza e di riceverne un gioioso accoglimento e il conforto di un rapporto fraterno, paritario, indispensabile per il mio andare avanti e per fare assieme la “terra nuova”, si rivelò un’aggressione drammatica non solo al mio essere persona distinta da tutto il resto, ma soprattutto alla mia dinamica necessità di sviluppo.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Celit

Libro "La humanidad realizada"

La humanidad realizada

Luego una comprensiòn, una dimension, una visiòn de la realidad distinta a la inicial, pero natural como cuando descubres una cosa que no conoces, que no sabes si existe, pero que quando la descubres es como si la conocieras de siempre… Si aquella cosa puede hacerse, no puede sino ser asì. Maravilla y naturaleza, era aquello que veìa y probaba. Comprendía que el rostro de esta mujer, que me tenía en brazos, era el rostro de la plenitud humana, mi rostro, el rostro de cada ser humano. Era el fin de la vida humana, era la posibilidad humana, era aquello que daba sentido y significado a cada existencia humana, era la alegría del Creador. Y aún más. Este rostro, que yo reconocía tan precisa e infinitamente, tanto en el mio como en el de todos los hombres, representaba todo esto, pero la realidad personal de aquel rostro era el de María, Madre de Jesús. 

Y esta comunicación avanzaba todavía, en todas direcciones. El rostro de María , madre de Jesús, me comunicaba qué cosa quiere decir ser Madre de Jesús y cómo ha hecho para llegar a serlo. Era como si me dijese: “aquello que tú has visto antes de reconocerme – la plenitud de la humanidad, tu rostro antes de reconocerme – la plenitud de la humanidad, tu rostro en la plenitud de mi rostro – es lo que yo he concebido como imágen de la naturaleza humana, comenzando por mi; y por esto soy la Inmaculada y Madre de Dios. Yo no me he adecuado a la imágen de Dios Creador, como pura potencia sobre su creación, sino que por motivos de amor, me he reconocido en su creación y sobre todo en sus criaturas, empezando por mi, todo su amor es la ternura y el deseo de comunión”. Esta imágen me ha hecho reconocer, empezando por mi, como la imágen de Dios es el deseo-exigencia de amor y de inmortalidad de la humanidad misma. Yo no he podido aceptar la visión de la naturaleza humana, de mi naturaleza, cargada de pecado y de muerte. 

Era como si me dijese: “aquello que tú has visto antes de reconocerme – la plenitud de la humanidad, tu rostro antes de reconocerme – la plenitud de la humanidad, tu rostro en la plenitud de mi rostro – es lo que yo he concebido como imágen de la naturaleza humana, comenzando por mi; y por esto soy la Inmaculada y Madre de Dios. Yo no me he adecuado a la imágen de Dios Creador, como pura potencia sobre su creación, sino que por motivos de amor, me he reconocido en su creación y sobre todo en sus criaturas, empezando por mi, todo su amor es la ternura y el deseo de comunión”.Esta imágen me ha hecho reconocer, empezando por mi, como la imágen de Dios es el deseo-exigencia de amor y de inmortalidad de la humanidad misma. Yo no he podido aceptar la visión de la naturaleza humana, de mi naturaleza, cargada de pecado y de muerte.

En ella yo no encontraba otra cosa que la vida, el amor como deseo y la comunicación como vocación a la felicidad tanto de Dios como del hombre.
Esta naturaleza humana, habiéndola concebido como capaz de amar y llamada a la comunión, he podido verla inmaculada como Dios la ha concebido y creado, y aquello que he visto para la humanidad en la plenitud y que tiene comienzo para todos como posibilidad, para mi es la realidad transformada que ha unido el comienzo al fin de la historia y de la experiencia humana en la divina humanidad, que en mi se ha encarnado. Y de mi fruto, que es la divina humanidad encarnada, nacerá para todos la humanidad divina, y ésta se encaminará, a través de la historia, hacia la plenitud, que es el Reino del amor y, tanto por parte de los hombres como por parte de Dios, será visible, disfrutable y sustentará nuestra felicidad en la nueva creación.
Ha ocurrido en mi este acontecimiento extraordinario porque he osado imaginar a mi Creador como cariñosísimo Padre y no he aceptado la imágen mía y de la humana naturaleza finita y malvada.
María, haciéndome comprender estas cosas, dilataba también mi mente para la comprensión dinámica del Amor, esté tanto en Dios como en los hombres. De esta visión brotaba una realidad distinta de la que conocíamos habitualmente. Era como si yo viese cada cosa en su posibilidad y, dado que mi elección era de amor, veía todas las posibilidades de los hombres y de la historia dinámicamente evolucionada hacia la plenitud y la felicidad.

 

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Pilar Moreno

Libro "La Madonna accanto a noi"

La madonna accanto a noi

Braccia che mi sorprendono nel gioco – Labbra che mi baciano sui capelli – Distacco esplorativo – Incontro di un volto – Incontro umano-divino perchè incontro nella libertà e differenza. Le differenze fra Lei e me non erano sulle possibilità, queste erano il comune, ma nella libertà di crearci originarie. Il divino includeva la mia e la Sua soggettività e quella di Dio stesso e di tutti coloro che amano perché era l’Amore, ovvero la mia apertura-accoglimento a Lei come la Sua a me. L’amore è la capacità di accogliere tutto nella propria soggettività, perché essa diventi luogo dove l’indistinto possa prendere le forme della distinzione, e procedere da sé come originaria distinzione mantenendo il rapporto attraverso lo stesso processo di accoglimento. 

Questi eventi trasformativi posti dall’incontro con Maria io li ho chiamati – Fini dell’uomo – Umanità realizzata – Possibilità di autocrearsi – Diventare divini – Superare la morte – Gioia sulla terra – Amore – Possibilità – Libertà – Esperienza di Dio e tanti altri nomi.Di fatto era però l’incontro con Maria  un incontro che attualizzava un altro incontro, il suo originario essere Maria: l’annunciazione. L’annuncio che confermava la Sua elezione-  scelta d’amore come qualità originale della sua persona. Elezione-scelta che era anche la mia e che è quella di Dio. Disvelamento del cuore di Dio nel cuore umano attraverso l’incontro di due creature che si riconoscono uguali e distinte, originarie e comunicanti, persona e umanità, soggetto e specie, e che esperiscono la non contraddizione fra diversità e comunione, ma la vivono come fondamento l’una dell’altra, e che anzi è l’una e l’altra dimensione a costituirci soggetto, persona creatrice, amante e libera. Disvelamento di un progetto unico e personale di creazione di possibilità come libertà che diviene amore, soggettività e relazione. Il divino come comunione, l’umano come differenza. Il rapporto con Maria era con la sua persona e nello stesso tempo con Dio, il divino che era in Lei e in me permetteva ad entrambe d’incontrarci, di capirci, di amarci personalmente e universalmente, senza sminuire il nostro rapporto che manteneva tutta la potenza di un io e un tu, e contemporaneamente diventava un “tutto” altrettanto personalizzato perché proprio generato e modellato da quell’io e quel tu in rapporto. Rapporto che diventa luogo di nascita e di crescita, spazio, ambiente dell’amore e per l’amore, iniziale tempo della differenza soggettiva e continuità della persona nel sempre creativo. Elezione della mia qualità umana ad Amore. Incontro e accoglimento del Divino come risposta alla mia elezione e riconoscimento della stessa “elezione”: “tutti sono i chiamati, pochi gli eletti”. Dio elegge nella sua chiamata all’amore, tutti, ma resta eletto soltanto chi dalla sua libertà elegge come sua qualità l’amore, e per restare nella continuità dell’elezione deve restare nella continuità della libertà e dell’amore. Perché l’amore è la qualità che ci pone in comunione col  Divino, e la libertà è la nostra differenza umana. E nessun uomo può rinunciare alla libertà della sua sorgenza originaria, neppure per l’amore; l’amore è la sua elezione, scelta, compimento, fine, non la sua origine; questa è di Dio, e Dio non può rinunciare all’amore per mantenersi divino e diverso da noi. Egli altrettanto non ci può privare della nostra libertà perché è ciò che ci fa originari, diversi. L’amore è accessibile, la libertà no, neanche a un Dio. Essa è radicalmente soggettiva, perciò la nostra elezione d’amore può darci un’altra natura che io chiamo “autocrearsi per l’amore“, perché noi e soltanto noi lo possiamo fare come sovrani, e lo possiamo fare in base alla libertà e come attualizzazione della libertà originaria del nostro esserci.              

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Reverdito

Libro "La Virgen a nuestro lado"

la virgen a nuestro lado

Brazos que me sorprenden en el juego – Labios que me besan los cabellos – Separación exploratoria – Encuentro de un rostro – Encuentro humano-divino ya que es un encuentro en la libertad y diferencia. Las diferencias entre Ella y yo no eran sobre las posibilidades, porque éstas eran comunes, sino en la libertad de crearnos originarios. Lo divino incluía mi subjetividad, la Suya,  la del mismo Dios y la  de todos los que aman, porque era el Amor, o sea mi apertura – acogida a Ella como la Suya a mi. El amor es la capacidad de acoger todo en la propia subjetividad, para que ésta se haga lugar donde lo indistinto pueda tomar las formas de la distinción y proceder por si misma como originaria distinción, manteniendo la relación a través del mismo proceso de acogida. 

Estos acontecimientos transformadores obtenidos en el encuentro con María yo los he llamado Fines del hombre – Humanidad realizada – Posibilidad de autocrearse – Hacerse divinos – Superar la muerte – Alegría sobre la tierra – Amor – Posibilidad – Libertad – Experiencia de Dios y tantos otros nombres. Pero era, de hecho, el encuentro con María un encuentro que actualizaba otro encuentro, el ser originario de  María: la anunciación. El anuncio que confirmaba su opción-elección de amor como cualidad original de su persona. Opción-elección que era también la mía y que es la de Dios. Revelación del corazón de Dios en el corazón humano, a través del encuentro de dos criaturas que se reconocen iguales y distintas, originarias y comunicantes, persona y humanidad, sujeto y especie, y que experimentan la no contradicción entre diversidad y comunión, sino que la viven como fundamento la una de la otra y que, mejor dicho, es una y otra dimensión la que nos constituye sujeto, persona creadora, amante y libre. Revelación de un proyecto único y personal de creación de posibilidades como libertad que se hace amor, subjetividad y relación. Lo divino como comunión, lo humano como diferencia. La relación con María era con su persona y, al mismo tiempo, con Dios, lo divino que había en Ella y en mí permitían a ambas encontrarnos, comprendernos, amarnos personal y universalmente, sin disminuir nuestra relación que mantenía toda la potencia de un yo y un tú y, al mismo tiempo, se hacía un “todo” igualmente personalizado porque, precisamente, es generado y modelado por aquel yo y aquel tú en relación. Relación que se hace lugar de nacimiento y crecimiento, espacio, ambiente del amor y por el amor, tiempo inicial de la diferencia subjetiva y continuidad de la persona en el siempre creativo. Elección de mi cualidad humana de Amor. Encuentro y acogida del Divino como respuesta a mi elección y reconocimiento de la misma “elección”:”todos son llamados, pocos los elegidos”. Dios nos elige a todos, en su llamada al amor, pero queda elegido solamente quien, desde su libertad, elige como su cualidad el amor y  que, para estar en la continuidad de la elección, debe estar en la continuidad de la libertad y del amor. Porque el amor es la  cualidad que nos pone en comunión con lo Divino y la libertad es nuestra diferencia humana. Y ningún hombre puede renunciar a la libertad de su fuente originaria, ni siquiera por amor; el amor es su opción, elección, cumplimiento, fin, no su origen; éste es de Dios, y Dios no puede renunciar al amor para mantenerse divino y diferente de nosotros.
El, igualmente, no nos puede privar de nuestra libertad, porque es lo que nos hace originarios, diferentes. El amor es accesible, la libertad no, ni siquiera para Dios. Esta es radicalmente subjetiva,  por eso nuestra elección de amor puede darnos otra naturaleza que yo llamo “autocrearse por el amor” porque, nosotros y solamente nosotros, lo podemos hacer como soberanos, y lo podemos hacer en base a la libertad  y como actualización de la libertad originaria de nuestro ser aquí.

Autore: Angela Volpini

 

Editore:

dova posarono i suoi piedi

In quel tempo riflettevo molto sul rapporto coscienza/rivelazione, chiesa/gerarchia, chiesa/popolo, e sul fatto che nella Chiesa l’accento era posto sulla legge e l’obbedienza, anzichè sull’amore, sulla coscienza e la creatività, com’era avvenuto nella mia esperienza. Mi venne in mente di portare la questione direttamente al Papa: misi tutto per iscritto e andai a Roma, decisa a vedere il Papa. Eravamo alla fine del ’57. Non ci riuscii, ma per interessamento di due persone autorevoli, l’on. Scalfaro e mons. Dell’Acqua, sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, feci pervenire la mia lettera al Papa. Ai primi di aprile del 1958 ricevetti improvvisamente una telefonata da Roma, con la quale venivo invitata ad un’udienza del Papa. Partii immediatamente – era il 9 aprile, per l’esattezza – e presi con me un volumetto rilegato in pelle bianca, che il Comitato del Bocco aveva appositamente preparato per il Papa. 

Madre Gemma Giannini, amica di S. Gemma Galgani e fondatrice delle Sorelle di S. Gemma, mi ottenne di entrare nel ristretto cerchio di persone vicino all’altare di S.Pietro. Il Papa allora scendeva e s’intratteneva qualche istante con ognuna. Quando gli venni presentata, il Papa esclamò: “Ah, la Volpini, quella della lettera!”. Io gli rammentai il mio caso di coscienza, oggetto della lettera. Il papa se ne ricordò e, stringendomi le mani, con uno sguardo che non dimenticherò mai, mi disse: “Figlia mia, per un cattolico il primato della coscienza è indispensabile per avere un rapporto personale con il Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo; poi deve fare il possibile per essere unito, nella carità, con tutta la Chiesa, che cammina pellegrina sulla terra verso il Regno. Sii forte e misericordiosa!”. Il papa era Pio XII. Queste parole personali del Papa mi furono di grande conforto. Non solo. Il Papa mi benedisse e passò oltre. Iniziò il colloquio con la persona che si trovava vicino a me, poi, improvvisamente, tornò indietro e allungò la mano per prendere il fascicoletto in pelle bianca che tenevo alquanto nascosto dal velo. Infatti, presa dallo scrupolo di disobbedire al mio Vescovo, che non voleva portassi la mia questione a Roma, e un po’ anche per paura di qualche ritorsione – perché dopo l’inoltro della lettera di cui ho detto, da Roma avevano mandato a Tortona un Visitatore apostolico –, avevo deciso di non consegnarglielo. Così, per l’emozione e per le ragioni accennate, trattenevo saldamente l’opuscolo e costrinsi il Papa a fare almeno tre tentativi prima di cederlo. Avutolo in mano lo sfogliò, soffermandosi sulle pagine. Allora, facendomi coraggio, aggiunsi: “Santità, ho altre parole della Mamma celeste da dirle, ma non qui”. E lui: “Ci vorrebbe un’udienza particolare, è vero. Ci sarà, ma ci vuole pazienza! Intanto, una particolarissima benedizione”. Alla fine dell’udienza partì in sedia gestatoria col mio fascicolo sulle ginocchia, ed in me rimase enorme l’impressione della sua semplice e grande paternità. Mentre però, emozionatissima, parlavo al Papa, questi non afferrò alcune parole a motivo della mia esile voce e si rivolse ad un giovane prete, che era vicino a me, perché gliele ripetesse. Dopo l’udienza, questo prete volle incontrarmi per sapere qualcosa di più. Fu così che lo conobbi come padre Juan Arias. L’incontro con questo prete, avviato agli studi biblici e dall’intensa spiritualità, fu molto importante per la mia vita. Condividemmo tutte le speranze di rinnovamento della Chiesa, il Concilio, il ’68, e cercammo insieme di modificare l’immagine corrente di Dio attraverso articoli e libri. In quegli anni pubblicò: “Il Dio in cui non credo”, “Cristo da riscoprire”, “Preghiera nuda”. Fu un’amicizia che non ha risentito né del tempo, né delle diverse situazioni di vita in cui ci siamo venuti a trovare. Ancora oggi è un grande amico. Ricordo che c’era molta freschezza in quei libri, editi dalla Cittadella di Assisi. Piuttosto, Angela: cosa c’era scritto sul fascicolo consegnato al papa? Tutti i messaggi che la Madonna mi aveva affidato, compresi quelli riservati. È un argomento che dovremo riprendere. Dell’udienza privata, che ne è stato? È svanita, perché di lì a poco il papa morì. Anche per la confidenza che godevo di Suor Pasqualina, che poteva molto presso di lui, credo che l’udienza sarebbe andata in porto. Non ce ne fu il tempo.

Autore: Ferdinando Sudati

 

Editore: Marna

Libro "Capire Maria"

capire maria

Gli uomini, da soli, non riescono a penetrare l’amore di Dio, occorre anche la creatività delle donne, che hanno più facilità a realizzarlo, perchè non temono il male. Maria non è morta perchè non aveva nulla da spartire con la morte: l’aveva sconfitta nella vita con la Sua originaria concezione di sè e della natura umana. Fu assunta in cielo direttamente dalla pienezza della vita in tutta la Sua persona: anima, corpo e spirito. Se i nostri occhi non sono capaci di vederla sempre, è perchè essi mantengono ancora la visione della morte come fine dell’uomo. Se il nostro cuore non è capace di sentirla, è perchè in esso non c’è ancora puro amore. Se la nostra mente non è ancora capace di comprenderla, è perchè non abbiamo osato ancora concepirci divini.

E’ nelle nostre possibilità adeguare i nostri sensi alla realtà nuova che c’è in noi e attorno a noi, come è nelle nostre possibilità quella di adeguare a noi la realtà attraverso la creatività. Abbiamo compiuto attraverso la storia tanto cammino evolutivo: ci siamo siamo fatti sempre più potenti, intelligenti, sensibili. Potremmo quindi diventare sempre più buoni, pacifici e amanti, e mutare così i nostri sensi, la nostra comprensione, la nostra visione della vita. L’amore è ciò che trasforma tutto e ci permette di vederci nella dimensione di risorti, umano-divini che è propria di Cristo e di Maria, ma che è percepibile anche da noi che siamo ancora sulla terra. Questa è la vita di cui parlava Gesù ed è la vita che ha vissuto e che continua a vivere Maria. Del resto, in quei brevi momenti in cui riusciamo ad amare per davvero sia Dio che l’uomo, riusciamo a scorgere una realtà ben più ricca di quella che comunemente vediamo. Dobbiamo cercare di togliere il velo dai nostri occhi che ci impedisce di vedere la possibilità in noi e fuori di noi. Dobbiamo risorgere alla speranza, farne il fulcro della nostra vita per non essere preda dei timori che paralizzano la nostra creatività e ci fanno ristagnare nell’uguale. Non dobbiamo avere timore di concepire l’amore come la nostra qualità più fonda e la vita liberata dal dolore e dalla morte.
Questi pensieri non sono ingenue consolazioni, ma sono il senso stesso della vita, che solo gli uomini migliori hanno il coraggio di pensare. Aver fede in Gesù Cristo vuol dire prendere seriamente le Sue parole che sono essenzialmente: – Rivelazione di Dio come Padre amoroso – Rivelazione del fine dell’Uomo come divinizzazione – Rivelazione dell’amore come qualità e strumento d’incontro e di senso sia per Dio che per l’uomo; vita eterna nella pienezza della nostra natura; – sconfitta della morte attraverso l’amore – risurrezione di tutti coloro che sono stati vivi. Questo è l’esplicito annuncio di Cristo. L’implicito annuncio di Maria e lo sguardo sulla natura umana dal punto di vista di Dio. La concezione di sè che coincide con quella del Creatore, l’amore come senso e qualità del proprio essere personale. la risurrezione di Cristo ha dato senso alla sua morte e a ogni morte, perchè l’ha sconfitta, e ci ha guadagnato una vita divina dove la morte non ha più senso. D’altronde, senza capire il percorso di autoconsapevolezza della propria natura, analoga all’autorivelazione dell’amore del padre avvenuta in Maria – diventa molto difficile capire l’incarnazione di Dio in Gesù è ancora più difficile comprendere la mutazione che Egli opera nella natura umana e in quella divina. L’attenzione che porgiamo all’evento di Cristo e alle sue parole è tuttora sacrale, come se Lui velasse di una nuova realtà quella antica. Ma, sia quella nuova che quella antica non ci appartengono: esse appartengono ora a Dio ora al diavolo, mai all’uomo. L’uomo è spodestato della sua stessa realtà proprio da quel sacro al quale fa risalire ogni essere o cosa. E non può essere che così, perchè nel sacro no c’è amore, ma solo potenza. E’ Maria che ha rifiutato questa visione e per questo ha potuto vedere l’amore del Padre e concepire anche in se stessa l’amore che ha generato il Figlio. Maria ha conservato integra la Sua visione: nessuno ha disigillato la Sua fonte.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Feeria

Libro "La qualidad humana"

LA CUALIDAD HUMANA

La vida me ha mostrado una y otra vez que tomarme en serio mi deseo e intentar hacerlo real, es vivir. María representa para mí un camino de identidad plena. Una orientación de mi huella personal, que avanza libremente y como puede ante la adversidad, hacia un horizonte de Amor común. Ella es el gesto de amor cuando el miedo se hace presente y los caminos piden ser elegidos. La confianza de dar un paso sin garantías desde el deseo en dirección a la posibilidad infinita, es María.

El disco que acompaña este libro, está hecho de aventura y relaciones de amor. Está grabado en la ermita donde he soñado hacerlo cientos de veces, donde he recreado con Pau Figueres “Els amants de Lilith”, donde trabajé las canciones de La Cerimònia de la Llum. Ahora, con los mínimos medios técnicos, en cuatro días y casi sin opción para arreglar nada, he dado un paso en dirección a la confianza. No lo he hecho sola, estaba tan bien acompañada de personas y milagros, que ha sido realmente fácil responder Sí, Fiat Lux, hágase en mí.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Paso de Barca

Libro "Persona e Comunità"

PERSONA E COMUNITà

Che cosa ho potuto verificare dentro di me e attorno a me? Che l’uomo-persona è il valore. Che se è vero che tutto è, che tutto appartiene all’Essere in quanto creazione, impulso vitale, caso, è altrettanto vero che l’uomo può essere quello che egli vuole essere, sfuggendo al determinismo della storia, ai cicli della natura, alla creazione finalizzata alla salvezza. L’Essere può essere tutte queste cose, ma l’uomo-persona è questo ed è di più: ed è il di più che lo fa uomo-persona. Il di più è indefinibile, indicibile, ma sperimentabile. L’esperienza umana può essere finalizzata alla ricerca e al raggiungimento di questa sperimentazione, che è sperimentare che cosa è l’uomo-persona. 

Per una verifica di questa affermazione io mi appello non a formulazioni culturali sul valore e sull’identità dell’uomo, ma a quelle esperienze di libertà, di amore, di donazione, di potenza, che accadono nell’esistenza di ogni uomo e ci fanno toccare, vedere, conoscere e sperimentare la possibilità di trascendere gli angusti limiti in cui ci muoviamo ancora, che riconducono il valore tempo-spazio a una proprietà d’uso per il nostro voler essere quello che vogliamo. La vita non ha senso se noi non glielo diamo; dare senso alla vita, per l’essere umano, vuol dire “crearsi persona”. Come dire all’uomo, dopo Cristo, che se non ci si riconosce originaria soggettività autocreantesi, che pone nell’amore la sua qualità e il senso, non si trapassa in persona che è identità e relazione? Senza questo passaggio non si capisce più niente, né chi è l’uomo, né chi è la donna, né chi è Dio. Il processo di liberazione è essenziale e primario: liberazione radicale da tutti i vincoli e da tutti i limiti. A questo processo di liberazione si può fare risalire il vero processo di umanizzazione perché, finché il processo non è in atto, anche se vi è l’esigenza, non si può parlare di vero uomo: “persona”. Di “persona” si può incominciare a parlare quando questi trae un progetto dalle sue esigenze sottraendole all’indefinito eterno trascendente e incarnandole nel tempo, nello spazio, nel finito, per personalizzarle, precisarle, realizzarle e renderle infinite nel loro compimento. Sì, perché solo ciò che è personalizzato, cosciente, libero si può perfezionare all’infinito. L’imprecisato contenuto dell’eterno è una domanda statica, mentre il suo compimento attraverso la personalizzazione, il progetto ed il processo di realizzazione nel finito, ovvero nell’uomo e nel tempo, è l’infinito dinamico. Se non si ha la vera immagine di sé e non c’è la presa di coscienza personale, non ci può essere progetto di trasformazione dell’ambiente e di autocreazione, che ci permetta di passare dall’esistenza data ora all’esistenza voluta, progettata, realizzata sempre da noi, da un essere personale, il solo che possa diventare infinito e per il quale l’esistenza ha un solo valore: possibilità di scegliere. E allorquando si scelga, l’esistenza trapassa nella realizzazione. L’origine personale è un’autentica autocreazione, perché, se anche non disconosce la possibilità dalla quale ha potuto originarsi, non ha più nulla a che vedere con quella realtà anteriore alla propria persona, perché, tanto l’identificazione in sé, quanto la sua relazione con il mondo, è un atto creativo permanente in cui il gusto si tramuta in corpo sensibile, il desiderio in volontà, l’immagine in realtà, la speranza in capacità trasformativa, e la realtà in soglia di nuove possibilità, in dinamica di compimento sempre coerente al gusto, al desiderio, all’immaginario, alla speranza e alla realtà della persona, identificata in sé e in relazione con il mondo, e riconosce in ciò il suo compimento complessivo. Io sono quel che mi creo e quel che mi creo è l’unico possibile gusto e canto di possibilità per me e per il mio Creatore, della possibilità di essere io Angela come mi so creare.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Guardamagna

Libro "Le bianche pietre di Pollicino"

LE BIANCHE PIETRE DI POLLICINO

Per vivere e scegliere la vita bisogna essere liberi, non solo interiormente, dove nasce la libertà, ma anche esteriormente, per portare a compimento la trasformazione della terra attraverso i rapporti umani basati sull’amore. 

La libertà è il nostro spazio di essere o non essere; nella scelta di essere come vogliamo, si compie, si costruisce, si gusta la libertà.

Non si può interrompere, se non con la morte, l’esperienza di libertà. Per il potere, l’importante è che la consapevolezza non porti l’uomo, il popolo a comportarsi da libero. La libertà diviene, così, un bene che solo il potere può concedere.

Per esercitare la libertà, che costituisce la radicalità umana, l’uomo deve avere due condizioni: la creatività e la necessità. La creatività gli appartiene come la libertà. La necessità, invece, appartiene alla natura. Senza la necessità l’uomo non potrebbe esercitare la sua libertà attraverso la creatività.

La libertà non può essere delegata a nessuno e deve continuamente esercitarsi affinché la nostra identità sia visibile.

La verità ci fa liberi. È vero, ma si può anche dire l’inverso: la libertà ci fa veri. Veri nel bene, veri nel male. Se poi la scelta è d’amore, allora non siamo più soltanto uomini veri, ma anche divini perché la scelta dell’amore ci mette in comunicazione con Dio, con la stessa scelta d’amore che ci ha originati.

La libertà sotto ogni forma è ciò che il potere più teme, rappresenta per lui un pericolo costante. Per difendersi, il potere fa in modo che non ci sia presa di coscienza.

Per Dio la libertà è il significato del suo amore per noi, per noi è il senso del nostro esserci.

La libertà dell’uomo è davvero la misura dello sconfinato amore di Dio. Con la libertà Dio consegna l’uomo a se stesso e l’uomo non può più chiedere niente a nessuno.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Marna

Libro "Fedeltà alla terra"

FEDELTà ALLA TERRA

“Solo un Creatore che sia Amore può trasmettere alla sua creatura una dinamica capacità di esprimere l’infinito nella finitezza. Non si tratta di togliere a Dio il primato della relazione amorosa, ma di inaugurare semplicemente la nostra, che come per la Sua esige il totale atto creativo che trasforma un Esistente in un Amante”. Una domanda sorge spontanea: come potrebbe mai la creatura, di fronte a tanto dono e a tale spoliazione divina, gloriarsi della sua libertà e usarla contro il Donatore? Lo può, perchè la sua libertà, altrimenti, sarebbe dimezzata. Mentre Dio non può riprendersi ciò che ha dato. L’uomo può rinnegare Dio, mentre Dio non può più rinnegare la sua “creazione”. A questo punto un’altra considerazione si fa strada. Non è cosparso di rose e di incanto il cammino della libertà.

Tanto più che “avere in mano ” la libertà significa portare su di sè il dolore del mondo, il suo destino, le sue sconfitte, mentre Dio si fa assente: “nessuna delle responsabilità che comporta la libertà è facile; tutto è conquista dolorosa, e qualche volta anche sconfitta dolorosa. La sconfitta apre la porta al dolore nel mondo, dolore che spesso si attribuisce alla volontà di Dio e ci rende sgomenti quando a patirlo sono gli innocenti. Infatti, è soprattutto di fronte al dolore degli innocenti che viene spontaneo dire: “Dio, dove sei”? Dio è in quel dolore perchè ha scelto l’amore impotente: è solo attraverso di noi e con noi che Egli, come l’uomo, è nella possibilità di vincerlo”. Sarebbe comodo accusare Dio di ciò che non funziona nel mondo. Tocca invece a noi trasformarlo in quel Paradiso da cui diciamo di essre usciti a motivo della stessa libertà. Il nulla, il male, il dolore: tre enigmi che non si possono scaricare su Dio. Premesso il solito ritornello, e cioè che libertà ed amore sono inseparabili, Angela vede il culmine dell’amore di Dio nell’avere usato la sua infinita libertà agendo sul nulla, e regalando la continuazione della Sua opera alla creatura umana: “Massima dimostrazione d’amore è porre in essere il nulla come pura possibilità. Compresi la gratuità e l’esuberanza dell’amore, e capii che il porre in essere il nulla nella pura possibilità, affinchè l’uomo si faccia e si crei come vuole, è il massimo dell’amore: Dio dà tuto di sè a noi. Tutte le sue qualità sono accessibili alla sua creatura”. Il carico pesante della libertà comporta la possibilità di fronteggiare il nulla e il male: “In quel momento io ho pronunciato il mio irrevocabile: io sono e sono per sempre. La libertà dell’uomo è davvero il frutto dello sconfinato amore di Dio, ed è la misura della regalità della nostra umanità. La libertà ci fa uomini veri, capaci di dire si all’amore del Padre, e capace di porre termine alla necessità in quanto non più necessaria alla nostra scelta di perfezione, perchè il sigillo dell’amore ha contrassegnato tutte le scelte. Quando io affermo la libertà totale, radicale dell’uomo, anche di fare il male, e che anche nel fare il male comunque dimostra la sua libertà assoluta, la sua radicalità sta proprio in quella fiducia che ho nell’uomo, sorgente, inesauribile e sorgiva. Dunque la libertà ci fa più forti del male e del nulla ad esso collegato: “Il male non mi fa impressione, ne posso parlare perchè non ne ho paura, non lo vedo in una maniera statica, ma dinamica. Capisco allora che l’uomo che oggi fa del male, domani può fare altrettanto bene. Anche nel male, comunque, se noi sappiamo vedere, c’è una realizzazione, noi sperimentiamo la nostra libertà anche nel male. Io vorrei che il male non ci fosse nel mondo, però la nostra libertà la sperimentiamo anche in quello. Il male nasce dalla necessità che è il caos del possibile, dove la libertà creativa dell’uomo può esercitarsi eleggendo il bene, autocreandosi nell’amore, e superando i limiti che la stessa creazione ha posto per tale fine. Il male è dunque, da una parte la necessità attraverso la quale si svolge e si sviluppa la nostra libera creatività che ha come fine il suo superamento,- il male è personale, ma ha una valenza universale -, dall’altra parte è anche l’accumulo delle libere scelte negative che gli uomini hanno fatto nella storia”. La descrizione che Angela fa della possibilità umana di vincere il male, ci pone davanti ad un cristianesimo tutt’altro che facile. Intanto i termini cristiano ed umano, per Angela, si equivalgono. Dio non h creato una comunità di eletti, ma un’unica umanità, in cui Lui prolunga, cedendola, la sua potestà nel Nulla..

Autore: Ausilia Riggi

 

Editore: Armando

Libro "Poesie"

POESIE

Non rubarmi gli altri

Non rubarmi gli altri, sono il mio sangue, la mia speranza, la mia sofferenza. Non rubarmeli. Loro non rispecchiano nessuno, sono me finchè non li partorirò alla gioia. Tu sei un’altra persona, mi rispecchi. La tua gioia ce l’hai, la dividi anche con me. Tu sei capace di soffrire. Tu sei capace di amarmi. Gli altri, quelli dentro di me, non sanno che ricevere il mio amore. Non me li rubare. Non buttarmeli via. Aspetta, aspetta. Li partorirò alla gioia quando finirà il tempo della paura.

Nessuna Donna

Nessuna donna ha raccolto fiori e odorato profumi nei cieli limpidi dell’amore come me. Nessuno ha visto tanto sole sparso in milioni di occhi. Nessuno ha sentito tanto vento spingere mani al mio cuore che per tutti si è aperto e resta incapace di amore in assoluto. Ma l’assoluto non è forse tutto? Sono io incapace d’amore, perchè tutti amo, o gli altri che per amare uno tutti rifiutano? Potessi io avere tanti cuori quanti sono gli esseri umani, e donandone a ciascuno nessuno patisse gelosia o sentisse il suo bene spartito. Potessi io lacerarmi il cuore e mostrare a tutti che l’amore è infinito e non toglie il suo a nessuno.

 

Perchè una vita anzi tempo

Perchè una vita anzi tempo? Perchè una primavera sì nova? Due mazzi di viole e tutto il vento dell’universo per diffonderne il profumo ai figli della terra, vecchi, stanchi, immalinconiti. – Vecchi d’ingiustizia – stanchi di ricerche – immalinconiti dal non vissuto amore. Perchè io soltanto sono viva e non è il mio tempo? Perchè raccolgo dal vento il profumo di viole a Gennaio, che pur vive nel suo candore? Perchè io soltanto ho scoperto la primavera quando nasce, quando solo è nuova. Perchè? Forse perchè amo? Amo l’Amor che mi svezza dalle mollezze, dalle pietà errate, dalla forza e dalla inerzia, dall’incontro con la primavera quand’essa appare e i morti da secoli di miscredenza, da millenni di malizia, da sempre schiavi di ciò che appare. Si destano in una eterna illusione. Si ridestano beandosi del nuovo accaduto. E non sanno che la primavera del realismo è sempre nuova. Nasce dall’inverno, perdura nell’estate e ritorna nostalgicamente all’autunno per chi così vuole, per chi liberamente ama. Bastano due mazzi di viole a Gennaio e il vento dell’universo a diffondere il profumo sopra la terra morta perchè torni la speranza nella vita.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: 

Dvd "Il divino nell'uomo" - prima edizione

IL DIVINO NELL'UOMO - 1a edizione (dvd)

Mistica visione è vedersi e vedere oltre il tempo e lo spazio nella possibilità pura di essere o non essere. Maria appare perché le antiche parole attraverso le quali gli uomini hanno significato il loro desiderio, non siano disperse, e le nuove, che rappresentano la speranza di un futuro riconciliato nella persona, fra l’eterno e il creato, siano vivibili ora. Come a suo figlio Gesù fece presente che gli sposi non avevano più vino per continuare la festa dell’amore, così a noi, altrettanto figli, fa presente che occorre l’amore per continuare la festa della vita. Vedere Maria è vedere realizzata quella faticosa e tenue speranza racchiusa nel cuore degli uomini, e che gli uomini, a piccoli passi, traducono in storia. E’ leggere nella contemporaneità passato e futuro, e scoprire che la continuità della storia è l’amore di Dio e degli uomini.

L’amore di Maria rende possibile l’Incarnazione di Dio, e quindi la Divinità degli uomini. Maria è il luogo dell’annuncio della divina umanità, perché Ella si è fatta immacolata umanità. Ella davvero ha schiacciato il tentatore, nella storia delle moltitudini. Gesù in Lei s’incarnò, perché gli diede la libertà di divenire figlio dell’Uomo, e di rivelare nella storia ciò che l’uomo aveva smarrito nella sua interiorità: la divinità. Maria ha potuto conoscere l’amore del Padre perché da Lui si è distinta. A Dio non poteva arrivare che attraverso l’amore, non certo attraverso la morte. In Lei l’umanità trova la via della pienezza, fuori dalla morte e dal dolore: nell’amore. Fu assunta in cielo direttamente dalla pienezza della vita in tutta la Sua persona: anima, corpo e spirito. Se i nostri occhi non sono capaci di vederla sempre, è perché essi mantengono ancora la visione della morte come fine dell’uomo. Se il nostro cuore non è capace di sentirla, è perché in esso non c’è ancora puro amore. Se la nostra mente non è ancora capace di comprenderla, è perché non abbiamo osato ancora concepirci divini. Maria voleva dare a Dio il gusto fisico, umano del Suo creato. Voleva far sentire al Dio-Uomo le carezze di una madre, il profumo dei fiori, la bellezza della terra, la luce delle stelle, il calore del sole. Voleva che il Suo Creatore godesse come creatura quello che aveva creato. Lei è assunta in cielo, la donna vestita di sole, la donna del Magnificat, la donna del fiat, la donna della Concezione Immacolata, la donna che ha portato nel suo seno, e stretto fra le sua braccia il Figlio Creatore! La Donna dell’Apocalisse schiaccia il serpente e salva il Figlio.

(testi tratti da: “La madonna accanto a noi” e “Capire Maria” di Angela Volpini)

Autore: Luciano Era

 

Editore: Promedia

Libro "Viaggio nella terra di Gesù"

VIAGGIO NELLA TERRA DI GESù

Riflessioni sulla terra di Gesù e sulle emozioni che i luoghi dove Lui ha posato i suoi piedi suscitano nell’animo di due “pellegrini” che hanno in comune l’amore per il suo messaggio. Strade diverse che coincidono nel comprendere come quel messaggio, indirizzato all’umanità, sia l’unica proposta valida per raggiungere la pace e la felicità sulla terra. Questo viaggio desiderato e progettato fin dal 1967 e terminato il 18 gennaio del 2009 rappresenta la ricerca di un modo di vivere omogeneo alla visione mistica che ho avuto nella mia infanzia e ritrovata, da adulta, nel desiderio di ogni essere umano come speranza e senso per la propria vita. Ho osservato che anche la ricerca di una convivenza possibile tra Israele e Palestina ha impiegato lo stesso tempo, senza tuttavia arrivare a una pace stabile.

La coincidenza di due tempi, uno personale di verifica di un messaggio, l’altro collettivo, di due popoli alla ricerca della pace proprio nella terra di Gesù, mi ha fatto molto riflettere sul suo aspetto simbolico. Mi è parso di capire che il messaggio di pace che nasce da quella terra riguardi la concretezza della persona nel suo essere unico e non più le culture, le religioni e le tradizioni dei popoli. Tutto il passato va conservato, rispettato, ma solo come preistoria di ricerca della comunicazione di ogni singolo con ogni altro a livello planetario. Proprio come il messaggio nato da questa terra profetizzava e la nostra creatività ha reso possibile. Non possiamo più vivere al di sotto della nostra sensibilità di coscienza. Chissà quando gli esseri umani capiranno che è la loro personale volontà la radice della pace!

Autori: Angela Volpini – Marcel Capellades

 

Editore: Marna

Libro "La via della Felicità"

LA VIA DELLA FELICITà

Sessantacinque anni di storia italiana e internazionale fanno da sfondo a una vicenda umana e spirituale fra le più straordinarie del XX secolo, quella di Angela Volpini, mistica contemporanea originaria dell’Oltrepò pavese, che fu testimone, dal 1947 al 1956, di ben 80 apparizioni della Vergine Maria. Ad Angela la Madonna si mostrava come una persona reale, con lei la veggente ebbe per tutta l’infanzia non solo una profonda comunicazione del cuore, ma anche un rapporto fisico, fatto di sguardi amorevoli, di carezze materne e di vicendevoli abbracci. Ma ciò che più ancora sorprende della sua esperienza è il messaggio gioioso che la Madre divina le affidò già all’età di 7 anni e che Angela si è impegnata per tutta la vita a diffondere nel mondo. “Sono venuta a insegnarvi la via della felicità sulla terra” le aveva detto Maria, parole che ancora oggi, in questa nostra epoca controversa, giungono come un raggio di speranza a illuminarci la strada.

Autore: Giulietta Bandiera

 

Editore: San Paolo

Libro "Una nueva imagen de Dios y del ser humano"

UNA NUEVA IMAGEN DE DIOS Y DEL SER HUMANO

Le due autrici mantengono un dialogo che ci permette di approfondire i loro complessi pensieri e la loro forma di vivere. Si tratta di una discussione incoraggiata dalla mutua curiosità e diretta sottilmente dalla moderatrice, Laia de Ahumada; uno spazio dove si trattano temi importanti e si suscitano domande a cui, alla fine, il lettore dovrà dare risposte. Angela Volpini parla poco, ma con vigore. A volte quello che dice è tanto ovvio che non captiamo la sua complessità. Teresa Forcades fa un discorso minuzioso, aggiorna i concetti e ruota di 180 gradi senza muoversi da quello che è essenziale. Questo libro non è una lezione magistrale. È una lezione di vita appoggiata nel suo magistero.

Autori: Teresa Forcades – Angela Volpini

 

Editore: Abadia de Montserrat

Libro: "Dove posarono i suoi piedi" - Guardabascio

DOVE POSARONO I SUOI PIEDI (dvd)

4 giugno 1947, Casanova Staffora, un villaggio rurale nella Provincia di Pavia. Siamo in Italia, due anni dopo la seconda guerra mondiale, e la giovane Angela Volpini (7 anni) incontra una signora mentre si trovava in cima alla collina con i suoi amici. La bella Signora dice a Angela: “Sono venuta per insegnarvi la via della felicità sulla terra”. Da quel giorno, Angela diventa la protagonista di una straordinaria esperienza mistica, avvenuta dal 1947-1956. Il documentario racconta come questa bambina è stato catapultata alla ribalta e all’attenzione di moltitudini di fedeli perché credeva che il mondo potrebbe essere un posto migliore grazie a questa sua esperienza di libertà, felicità e creatività, condivise ancora oggi nella comunità di Nova Cana, nello stesso villaggio rurale, dopo quasi 70 anni. Durante questo periodo, Angela ha conosciuto importanti personalità come papa Pio XII, Padre Pio da Pietrelcina, Pier Paolo Pasolini, Raimon Panikkar, Jean Paul Sartre e generazioni di persone da tutto il mondo che hanno voluto ascoltare la sua storia e comprendere la sua esperienza; altre personalità del mondo ecclesiastico, politico e culturale si sono recate per vedere il luogo dove era apparsa la Vergine Maria a questa giovane ragazza.

Luca Guardabascio ha lavorato al progetto con Manuela Orrù, collaboratrice del programma di Rai 1 “Porta a Porta”. Il documentario (nel riquadro in alto potete vedere un trailer) è stato presentato in Svezia, in Portogallo e Spagna nel settembre 2013, e sarà proiettato in Russia, Albania e Spagna nel dicembre 2013, in Brasile e in Giappone (2014), in America (ottobre/novembre) e in Australia (estate 2014). Angela Volpini è una delle persone più importanti della comunità cattolica e cristiana nel mondo.

Autore: Luca Guardabascio

 

Editore:

Dvd "Il divino nell'uomo" - seconda edizione

IL DIVINO NELL'UOMO - 2a edizione (dvd)

Questo film-documentario, realizzato da Luciano Era, che contiene anche alcuni passaggi tratti dall’omonima prima edizione, più che un documentario è un documento, che descrive la storia di un’esperienza mistica e ciò che da essa nasce. All’inizio del filmato osserviamo una bambina al pascolo con le mucche, che a un certo punto si volta e vede l’indicibile, l’ineffabile, ciò che normalmente e umanamente non è dato di vedere: Maria, la madre di Gesù, la donna che, indicandoci la via della felicità sulla terra, si presenta come il compimento della nostra umanità. Così inizia la prima parte del documentario che ha per titolo: “Impronte nella Storia”. Segue il racconto degli eventi accaduti dal 1947 al 1956, sia attraverso le immagini e le sequenze video dell’epoca, sia attaverso le testimonianze di coloro che erano presenti alle apparizioni. 

Angela alterna il racconto dei fatti con la descrizione dei contenuti della comunicazione con Maria che avveniva durante l’estasi mistica. La voce fuori campo fa da controcanto al racconto di Angela, e penetra in fondo al “mistero” di quell’evento eccezionale che si svolgeva dinanzi a migliaia di persone. Nella seconda parte, intitolata “Un progetto di felicità”, si raccontano i fatti accaduti dopo l’epoca delle apparizioni, cioè dal 1957 fino ai giorni nostri: dalla costruzione della chiesa al Bocco, alla fondazione della comunità di Nova Cana, dall’esperienza del concilio a quella del ’68, dai contatti di Angela con i più grossi intellettuali francesi, alla conoscenza del mondo culturale e religioso spagnolo. Oltre ad Angela, naturalmente, sono molti i protagonisti di questa storia che, come potrete vedere nel documento, testimoniano la propria esperienza alla luce di di un contesto comunitario come quello di Nova Cana. A tutti loro e a tutti coloro che hanno conosciuto e vissuto questa storia, rimane indelebile il segno di un messaggio rivoluzionario che può cambiare il mondo.

Autore: Luciano Era

 

Editore: Promedia

Libro "Our lady of the nations"

OUR LADY OF THE NATIONS

Santuari e veggenti sono visti come indicatori della presenza di Maria. Nella prospettiva visionaria, Maria appare al fine di rassicurare i propri devoti e ammonire sul giudizio divino. I suoi messaggi richiamano la Mariologia cattolica dottrinale con qualche innovazione, ma esprimono anche profonda insoddisfazione riguardo gli eventi e le tendenze del ventesimo secolo, dal comunismo, al nazismo al liberalismo, fino all’indifferenza religiosa. Mentre il culto mariano evolve secondo i nuovi schemi delle apparizioni e sviluppi della mariologia, il messaggio fondamentale di presenza, consolazione e ammonimento rimane costante. “Our Lady of the Nations” è un resoconto dettagliato ed erudito delle apparizioni di Maria nell’Europa cattolica del ventesimo secolo. 

Chris Maunder analizza le apparizioni in generale e l’ interpretazione che ne è stata fatta da parte dI figure prominenti del cattolicesimo, quali Karl Rahner e Benedetto XVI. Considera anche il ruolo delle donne e dei bambini come visionari, mostrando come lo stato di “visionaria” conceda alle donne l’opportunità di contribuire alla spiritualità e alla teologia del cattolicesimo. Si occupa di casi noti e riconosciuti della Chiesa (Fatima, Beauraing, Banneux e Amsterdam) di altri che sono altrettanto conosciuti ma non approvati (Garabandal e MedjugorJe) e molti altri ancora che non sono né conosciuti né approvati, come quelli delle Fiandre o della Germania nazista degli anni 1930 oppure in Francia, Italia o Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le fonti includono studi accademici di alcune apparizioni, letteratura cattolica teologica e devozionale e scritti di viaggi.

Autore: Chris Maunder

 

Editore: Oxford  University Press

Libro "Visione mistica"

VISIONE MISTICA

Da Dio che «si è fatto impotente nella sua creazione» a una visione rovesciata della religiosità, nella quale le cose “spirituali e celesti” contano meno di quelle “materiali e terrestri”; da Maria come modello umano, tangibile e presente (al punto da prenderla in braccio, secondo la descrizione della mistica coautrice) alla spiritualità interculturale dei nostri tempi ecumenici, da un lato, e di scontro omicida, dall’altro una spiritualità che nei secoli ha agito a favore dell’oscuramento del desiderio dell’uomo e dell’autoconsapevolezza di quest’ultimo, e che oggi invece ha bisogno di recuperare il suo ruolo di motrice del disvelamento del sé. In altre parole, la religione deve tornare ad essere quello per cui è nata: riconciliare l’uomo con la creazione e con se stesso; in definitiva, riconciliarlo con una realtà che – secondo l’esempio di Maria – va accettata non solo e non tanto nei suoi limiti, ma soprattutto nelle sue potenzialità.

Sedici anni fa, a Tavertet, in Catalogna, il filosofo Raimon Panikkar incontra Angela Volpini, mistica che ha ricevuto la visione della Madonna da bambina e non ha mai smesso di diffondere – attraverso i libri, gli incontri, la fondazione del Centro di dialogo Nova Cana – la sua personale e atipica interpretazione della religione che vi ha fatto seguito. Nota tecnica: nei tanti punti in cui si parla di “universale”, “universalità”, “universalizzazione”, si badi sempre a intendere “universale” come “invariante umano” (nel senso tecnico di Panikkar) e non come “estensibile a ogni tempo, ogn luogo, ogni cultura” (espressione che per Panikkar non ha senso ed è intrinsecamente impossibile). È Panikkar stesso a chiarirlo (altrove e qui, p. 24: «Lo definisco un paradigma universale dell’umanità [perché] questo nelle mie escursioni culturali, è ciò che ho incontrato in tutte le culture, senza eccezione»). Un invariante che non ha ancora trovato smentita: questo, al più, può essere “l’universale”. Sempre esposto al confronto con ciò che non è ancora stato esperito; con ciò che potrà darsi in futuro; con ciò che si ignora del passato. O, in altri termini (p. 25): «Universale culturale per il nostro tempo. Non “per sempre”. L’interpretazione che do a questa invariante umana non oso dire che sia mia: è l’espressione della coscienza dell’umanità del nostro tempo». Un libro snello, di facile lettura e, al contempo, da non perdere: perché, come ha detto il coordinatore dell’evento, padre Marcel Capellades, «il terzo millennio merita la parola di rivelazione di Angela e il Vangelo di Raimon». Di più: ne ha bisogno.

Autore: Raimon Panikkar – Angela Volpini

 

Editore: Jaca Book

Libro "Dio non è nascosto"

DIO NON è NASCOSTO

Dio ci vede come esseri unici, capaci di condividere la sua qualità che è l’amore. Tutti siamo destinati al compimento, tutti siamo invitati al banchetto del re, a compiere il nostro desiderio. Spetta però a noi agire, fare, credere nella nostra realizzazione. Essere ciò che desideriamo. È un cammino a volte non facile, ma che ognuno può compiere. Rinascere, ricrearci. Un cammino verso la felicità

“Lei mi guardava e io comprendevo, in una comunicazione che non so descrivere, che quello che vedevo era il volto della pienezza umana, il mio volto, il volto di ogni essere umano, l’umanità realizzata nel compimento delle sue infinite possibilità, il divino nell’umano, la gioia del creatore. Poi lei cominciò a parlare e mi disse: Sono venuta ad insegnarvi la via della felicità sulla terra». Il 4 giugno 1947 avvenne la prima delle ottanta apparizioni che cambiarono la vita di Angela Volpini, allora bambina e oggi donna e guida di molti: in quelle visioni, l’idea classica di un Dio onnipotente che dall’alto distribuisce gioie e dolori agli uomini viene ribaltata. Nell’esperienza di Angela, Maria annuncia che la storia dell’uomo è cambiata: Dio ci ha dato tutto, spetta a noi portare a compimento il dono della vita e dell’amore. In questo libro, il vaticanista di Repubblica Paolo Rodari rivive con Angela Volpini i nove anni delle apparizioni, e riassume il messaggio in sei semplici passi che ognuno può percorrere per essere felice.

Autore: Angela Volpini – Paolo Rodari

 

Editore: San Paolo

L'uomo creatore

Come ha potuto l’uomo, che nella su biologia è altrettanto deterministicamente soggetto alla legge della specie, spezzare la ripetitività del codice genetico e dare inizio a una creatura nuova? Questo è quel che chiamo “il piccolo mistero”. L’uomo primitivo ha fatto esattamente ciò che l’uomo del Duemila può fare o non fare (certamente con una grande differenza di mezzi): scegliere di adeguarsi alla vita che lo precede – e che di fatto lo pone in continuità con la specie – o impossessarsi della vita che si trova ad avere, viverla come possibilità soggettiva originale dando inizio a una nuova creazione.

Autore: Angela Volpini- Laurence Wuidar

 

Editore: Castelvecchi

Lo spettacolo del mondo. Dialogo tra mistica e storia

Un fitto dialogo sul mistero dell’origine e della fine, del piacere e del desiderio, dell’arte e della bellezza; sull’auto-creazione e la libertà intesa come coscienza, sul viaggio verso se stessi che ognuno è chiamato a intraprendere per diventare sé e «darsi la qualità divina». Una nuova luce viene proiettata sui temi centrali della mistica di Angela Volpini grazie alla prospettiva storica nella quale vengono inseriti. I fili del pensiero mistico occidentale e orientale si intrecciano e mostrano quanto la mistica sia, al di là della religione, espressione delle profondità recondite del sé e presa di coscienza delle infinite possibilità dell’essere umano.

Autore: Angela Volpini

 

Editore: Castelvecchi

Libro "Il cielo è sulla terra"

IL CIELO È SULLA TERRA (dvd)

È il 1947 quando Angela Volpini, pastorella di sette anni, inizia ad avere delle visioni. È la Vergine Maria ad averla scelta per insegnare agli uomini la via della felicità sulla Terra.
Fra interviste, filmati dell’archivio Luce e paesaggi come tele pittoriche, prende forma la memoria di una ragazza diventata un’icona, seguita da masse di giovani rivoluzionari e intellettuali del calibro di Pasolini.
Intravedendo la possibilità per l’essere umano di superare la materia e toccare l’intangibile, l’opera prima di Massimo Arvat si fa’ quasi ricostruzione storica, oscillando fra l’allucinazione psichedelica e il miracolo divino.

Autore: Massimo Arvat

 

Editore: Zenit

Libro "Tempo, libertà e creazione"

TEMPO, LIBERTà E CREAZIONE

Affrontare il concetto di tempo oggi per me è necessario, perché siamo la prima generazione che può pensare al tempo in modo razionale, come una dimensione della realtà. Fino alla scoperta di Einstein, che con la relatività ha rinnovato la concezione del tempo, questo era vissuto ma non pensato. La ricerca di una definizione di tempo nella storia del pensiero si è sviluppata ogni volta che l’uomo è stato preso come misura e punto di riferimento. L’uomo, ponendo sé stesso come punto di partenza, ha riflettuto subito sul divino poi ha cercato di collocarsi nello spazio e dentro questo pensiero ha tentato una descrizione del tempo, ma tali riflessioni sono rimaste in forma di domanda fino a che Einstein è riuscito a dare un primo tentativo di risposta.

La relatività non è stata solo una conquista della fisica della materia, ma è stata una tra trasformazione così radicale da modificare la struttura del pensiero di tutti e in particolare degli scienziati, che se ne rendessero conto o meno. E’ un’intuizione talmente omogenea alla natura umana che l’uomo vi ha immediatamente aderito, prima ancora di averne piena consapevolezza. Il concetto di relatività, come il concetto di infinito, dal mondo scientifico è stato inizialmente molto criticato, ma dal punto di vista culturale è stato assimilato come elemento assolutamente naturale, tanto da essere sottovalutato nella sua portata rivoluzionaria. La gente accetta il fatto che il tempo sia diventato la quarta dimensione dello spazio senza rendersi conto di quanto questa innovazione modifichi la struttura del pensiero del ventesimo secolo. E’ a partire dalla valutazione di questi elementi che possiamo arrivare a capire le caratteristiche del pensiero contemporaneo, altrimenti tutte le specializzazioni del pensiero mancano del loro elemento unificante: il tempo.
Attraverso una maggiore conoscenza sul tempo si potrebbe capire il vero senso della globalizzazione, non solo dal punto di vista  economico, ma come contemporaneità di tutti i fenomeni sia naturali che umani.  Il mondo è sempre stato un’entità unica e gli uomini l’hanno sempre visitato e praticato nella sua unicità e globalità. La novità chiamata globalizzazione non è l’omologazione e la sottomissione di tutte le culture e civiltà al mondo finanziario, come ci vogliono far credere, ma deriva dal fatto che, per motivi culturali e tecnologici, si stanno sovrapponendo nel nostro presente non soltanto le conquiste umane, ma soprattutto tutti i nodi storici che sono rimasti in sospeso nella storia. Oggi ogni persona della terra si deve confrontare con tutta la storia dell’essere umano dall’origine fino al futuro, ogni punto nella società è vincolato, se inconsapevole, o relazionato, se consapevole, ad ogni altro punto nello spazio e nel tempo. Se ci si rende conto di questo si incomincia a dare un senso al proprio disagio e ci si accorge che, per risolvere i problemi di base del mondo, si deve partire dall’uomo e quindi dai diritti umani, già esplicitati dalla Dichiarazione Universale dell’ONU, e dalla democrazia, unica forma di governo che difende la libertà, perché sono stati il punto più alto di consapevolezza che si sia raggiunto. Non riconoscere la conquista dei diritti umani e della democrazia come fondamento e come conquista storica della civiltà del terzo millennio, significa che la civiltà che ha fatto questo salto straordinario si vota all’autodistruzione. Studiando la storia si impara che nessuna civiltà è stata annientata da un nemico esterno ma prima di tutto è crollata per un’incoerenza interna, per la negazione dei principi su cui si reggeva.
Ogni periodo storico è caratterizzato da una sua originalità che, innovando, trasforma il precedente. Credo che il periodo attuale sia caratterizzato dal concetto di tempo, ma ci si debba ancora ragionare sopra in quanto, per come viene concepito ancora, rappresenta l’ultimo residuo della dimensione magica del pensiero umano. Gli studi sul tempo, e la continua ricerca di una macchina del tempo, dimostrano secondo me una dimensione magica, poco razionale: l’idea che l’uomo possa trasportarsi in ogni periodo storico è una visione che non prende in considerazione il valore della materia e della fisicità dell’uomo.
Uscire dal pensiero magico per me vuol dire prendere in seria considerazione la novità culturale della vita che vive infinitamente , svelando la semplicità della realtà della dimensione umana, che rompe la sfera del sacro perché scopre l’inutile falsità del mistero della morte . Le mie riflessioni sono diventate sempre meno intuizioni e sempre più ragionamenti poiché si sono nutrite di osservazioni basate sull’attualità e descritte da filosofi e da intellettuali. Mi riferisco in particolare a letture scientifiche sia di fisica che di neurobiologia, oltre che ad una mia visione dell’uomo e del mondo . Sono convinta che la caratteristica storica del novecento e dell’inizio del terzo millennio sia proprio la possibilità di dare una definizione del tempo, di dare finalmente una risposta ad una domanda che gli uomini si fanno da millenni: “Cos’è il tempo?”
Anche Einsten  pur definendo la legge della relatività del tempo, da cui fa derivare la formula  E= mc2, non dà la definizione di tempo, però lo assume come una dimensione della materia sulla quale l’uomo può riflettere. Lo include, come quarta dimensione, nello spazio e così dà agli uomini la possibilità di misurarlo e maneggierlo anziché continuare a considerarlo un elemento ineluttabile.
“…Prima di trarre delle conclusioni da questi due principi (le equazioni di Maxwell-Lorentz e il principio della relatività ristretta), dobbiamo precisare il significato fisico dei concetti di “tempo” e di “ velocità”. Da quanto si è detto prima si deduce che le coordinate rispetto ad un sistema inerziale sono definite fisicamente per mezzo di misure e di costruzioni con l’aiuto di corpi rigidi. Per misurare il tempo , abbiamo supposto che vi fosse un orologio U in quiete rispetto a K . Ma non è possibile per mezzo di esso fissare il tempo di un evento la cui distanza dall’orologio non sia trascurabile, e ciò perché non possimo impiegare alcun “segnale istantaneo” per confrontare il tempo dell’evento con quello dell’orologio. Per completare la definizione di tempo è necessario applicare il principio della costanza della velocità della luce nel vuoto. Supponiamo di disporre orologi simili tra loro nei punti del sistema K in quiete rispetto a esso e regolati nel modo seguente: da uno degli orologi Um si invia nello spazio vuoto verso l’orologio Un un raggio di luce nell’istante in cui Um indica il tempo tm; il raggio percorre la distanza rmn fino all’orologio Un, e nell’istante in cui incontra l’orologio Un quest’ultimo si regola in modo da indicare il tempo t = tm+rmn/c*. Il principio della costanza della velocità della luce ci assicura allora che una tale regolazione degli orologi non conduce a contraddizioni; in questo modo si può stabilire il tempo degli eventi che accadono vicino a uno qualunque di essi. È essenziale notare che questa definizione del tempo si riferisce solo al sistema inerziale K poiché abbiamo usato un sistema di orologi in quiete rispetto a K. L’ipotesi del carattere assoluto del tempo (cioè l’indipendenza del tempo dalla scelta del sistema inerziale) che si faceva nella fisica prelrelativistica, non deriva in alcun modo da questa definizione.
Si critica spesso la teoria della relatività perché attribuisce, senza giustuficazione, un’importanza concettualmente preminente alla propagazione della luce: il concetto di tempo, infatti, si basa sulla legge di tale propagazione . La questione però va posta nei seguenti termini. Per attribuire un significato fisico al concetto di tempo, si richiedono processi che permettano di stabilire delle relazioni fra posti differenti. Non ha importanza quali tipi di processi si scelgano per tale definizione del tempo, ma è teoricamente vantaggioso scegliere soltanto quei processsi sui quali si conosca qualcosa di sicuro. Ciò avviene per la propagazione della luce nel vuoto in misura maggiore che per qualunque altro processo, grazie alle indagini di Maxwell e Lorentz. *A rigore sarebbe più corretto definire per prima cosa la simultaneità , per esempio in questo modo: due eventi, che accadono nei punti A e B del sistema K sono simultanei se appaiono nel medesimo istante quando sono osservati dal punto medio M dell’intervallo AB . Il tempo è in questo caso definito come l’insieme delle indicazioni di orologi simili, in quiete rispetto a K, che consentano simultaneamente la stesssa posizione delle lancette.” (A. Einstein “Il significto della relatività” ed. Boringhieri 1980) Come si può notare da questo estratto, per Einstein definire il tempo significa misurarlo e lo fa in due modi: attraverso lo spazio oppure attraverso la velocità della luce perché questa presenta caretteristiche più agevoli a questo scopo. Il tempo viene espresso da Einstein attraverso una delle sue misure: la velocità. Implicitamente questa misura è diventata LA MISURA, perché la relatività ha come paradigma la velocità della luce, considerata, questa, come la velocità assoluta da cui deriva la possibilità di conoscere la materia.

Autore: Grazia Baroni

 

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Libro "Il labirinto delle possibilità"

IL LABIRINTO DELLE POSSIBILITà

L’inizio e la fine della vita sono avvolti nel mistero. L’uomo se ne rende conto, e proprio in ciò risiede la sua dignità. La realtà, prima di diventare oggetto della nostra riflessione, giunge a noi attraverso il mito. un racconto che fornisce un orizzonte per l’intellegibilità della realtà complessiva entro la quale l’uomo si muove e fa esperienza.

 

  Il seme, metafora della vita

… Una volta acquisita, la conoscenza appartiene al logos, che elimina il mito in quanto tale. Tuttavia, un nuovo orizzonte, un nuovo mito, riemerge per dare intellegibilità alle nuove conoscenze, aggiornare la cultura e reinterpretare la Storia.

 

 Il germoglio, principio di individuazione

Continuando nella metafora, il germoglio, tanto nella vita di ciascuno, quanto nella storia collettiva, stenta a prendere luce, nella fatica del “nascere a sè stessi”, sciogliendosi “dalla notte del suo buio grembo” per aprirsi all’alba di un nuovo giorno.  L’antico mito di Persefone racconta questo travaglio e le contese che accompagnano ogni processo di individuazione. A distanza di millenni e nel divenire della Storia, una testimonianza contemporanea conferma “la ripetizione antica… e l’immancabile antico mutamento”, pur nella discontinuità di una scelta che persegue la rivelazione di sè, nel segno di una nuova speranza.

 

 La forma, fra oggettività e soggettività

L’uomo riceve una prima forma dall’ambiente e dalla cultura che oggettivamente caratterizzano tempo e spazio nei quali nasce. Ogni forma, comunque acquisita, sospende la sua influenza sulla singola persona, quando questa si ponga in ascolto di sè e opponga delle resistenze alle influenze esterne inconciliabili con le proprie qualità specifiche. La coscienza è luogo di evidenza della propria immagine originale. La creatività è capacità di produrre un “di più” rispetto allo stato che la coscienza riflette come dato, in un continuo aggiustamento di relazione fra l’originalità della persona e la molteplicità del mondo. La coscienza è punto di contatto fra oggettività e soggettività, e la creatività è ciò che consente all’uomo di acquisire la propria forma soggettiva. Attraverso la propria creatività, l’uomo può costantemente modificare sè stesso e il mondo che lo circonda, fino a renderlo e a rendersi adatto al proprio desiderio-progetto, al suo sogno.



 La relazione, riconoscimento di sè nell'”altro

Ogni essere umano ha nel cuore, come proprio compimento, un desiderio di pienezza, di infinità, di relazione, di amore, di comunicazione totale con l’altro da sè: un desiderio di vita come relazione continua. La persona è unicità che può aprirsi a tutte le relazioni senza perdere la sua specificità. Attraverso la relazione con i propri simili, l’uomo può realizzare il gusto e il senso della vita e uscire dalla solitudine e dalla paura della morte. Nella persona consapevole la relazione diviene scelta libera, non necessaria, dando origine a uno scambio gratuito e reciproco, naturalmente nell’espressione autentica di sè, in modo analogo a quello che avviene nell’intero ecosistema fisico.
Nella relazione si sperimentano tutte le forme d’incontro e confronto fra diversità. Il conflitto è pressochè fisiologico, e per essere superato richiede forme di mediazione, cioè trovare una buona ragione per continuare a comunicare, guardando più lontano di una eventuale vittoria immediata. Il migliore riconoscimento di sè e della propria qualità avviene proprio quando la relazione interpersonale va oltre la semplice accoglienza e reciproca benevolenza, per instaurare un rapporto autentico, dialogante, con un linguaggio capace di mettere in moto dinamiche di senso e scambi reciprocamente arricchenti. Una prospettiva che, come vedremo, possiamo chiamare di amore.



 L’amore, segno di armonia

L’amore è una forza che tutto attrae, che è oltre, qualcosa che l’uomo, attraverso tutte le esperienze e le aberrazioni, vuole raggiungere. Questo tender disperato, che trova la più completa espressione nel senso religioso, ha connotato nel tempo intere civiltà: dalle cosmogonie antiche, alle intonazioni psicologiche e fisiologiche della modernità. Un andare verso una meta posta “al di qua” o “al di là”, in un “prima” e in un “dopo”, “più in alto” o “più in basso”, alla quale si arriva per strade disparate, ma che tutte confluiscono nel regno dell’amore, che “move il sole e l’altre stelle”. Nell’esperienza quotidiana, l’amore è un destino liberamente scelto, un continuo ricevere e rispondere in armonia con la legge universale. Ma è anche una scelta fra opposti, fra contrari che non possono essere separati, che si dividono e al tempo stesso tendono a ricomporsi: un faccia-faccia con l’altro, fra solitudine e comunione. Fino al paradosso della violenza che sembra riproporre quelle condizioni e qualità antitetiche che contraddistinguono gli eterni contrari-complementari, imprescindibili dall’amore. Uno sforzo continuo di apertura e accoglienza nei confronti dell’uomo, ma anche di resistenza e perseveranza nel cercare oltre il limite che ci opprime, nella speranza di avvicinarsi all’enigma dell’amore.



 Il frutto, legittimazione dell’esigenza

La sfida è non accettare il dato, sia naturale che storico, e volerlo cambiare. E’ legittimare la propria profonda esigenza. Poichè ci muoviamo nel “mare dell’oggettività” che minaccia la supremazia del soggetto cosciente e razionale, nell’oltrepassare il limite, l’uomo fa i conti con sè stesso, ma anche con l’ambiente, la cultura, il mondo.
Il frutto sperato è il godere dell’opera compiuta, perseguita entro un orizzonte, un sogno-guida unitario, una scelta dai confini incerti, comunque indispensabile per animare e sospingere l’agire quotidiano. L’incrocio fra la tradizione religiosa e quella filosofica, assorbite e fuse in un linguaggio personale, da sperimentare e apprendere attraverso l’esperienza, potrà essere il supporto che consenta di gettare uno sguardo su una nuova frontiera, fra il visibile e l’invisibile, che solo l’immaginazione può penetrare. Legittimare il proprio desiderio-esigenza, aprendosi alla soggettività autocosciente, significa far proprie le stesse qualità di Dio, distaccandosi da Lui senza negarlo. Anzi realizzando, nella relazione con Dio, un disegno d’amore.

Autore: Francesco de Filippi

 

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Libro "Ritmo dell'anima"

RITMO DELL'ANIMA

Una domanda in comune, riproposta per anni, la risposta è sospesa  ma a portata di mano. Rispondere, a volte,  con parole di altri cercando il dettaglio che cambia la scena. Condividere un dubbio indiscreto, e, credendo di essere oltre, rompere insieme il diaframma che altri dicono sacro.

 

Amico – (pag. 67)

Assoluto diverso, ma intenso comune.
Nel nostro discontinuo sentirci
c’è il gusto che l’altro
non è mai dove credi.

Amico mio caro, mi manchi
nel momento più duro,
quando l’interno è ribelle
al richiamo del senso.

Non mi manchi, però,
se ripenso al tuo dirmi,
sicuro, “Tu sei …”
riconoscendo me come cosa nota. 

Ed è solitudine,
condivisa presenza.

 

 

Infinito matematico – (pag. 71)

Oggetti in uno spazio denso,
alcuni complessi altri essenziali.
Entrare nei dettagli o
guardare da lontano,
la scelta modula lo sguardo
e fa cogliere relazioni diverse.
Ponti ideali fra concetti distinti
creano nuova complessità
lasciando ancora uno spazio infinito.

Una forma è diversa,
bianca e tonda attira e respinge insieme.
La soglia è precisa,
indicata da un limite che la mente tenta di superare.
Fuori c’è il nulla ma dentro c’è molto,
coraggio di andare oltre
sapendo che, dopo, la forma si apre a consente il ritorno.

Geniale metafora di un infinito
che è, sì, nell’esatto definito universo
ma è anche nell’oltre che la mente intuisce.
Andare o restare è comunque una sfida
purché  corrisponda a un sentire profondo,
dare forma è il lavoro che permette
di dire se l’intuito è fallace
o disvela un reale.

Autore: Adriana Gnudi

 

Editore:

Libro "Per continuare ad amare"

PER CONTINUARE AD AMARE

Nel recente passato, fino a trent’anni fa, i giovani avevano il tempo di vivere la loro giovinezza, e prepararsi alla maturità con il ritmo stesso dei cambiamenti sociali. Il tempo della giovinezza, che è entusiasmo, scoperta, creatività, amore, era in sincronia con l’evoluzione della società, essendo anche questa in sviluppo. Riuscivano quindi a tenere il passo con i cambiamenti mondiali e a esserne artefici.

 

I giovani e l’amore – (pag. 7)

… Questo dava una naturale sicurezza in se stessi e anche fiducia negli altri. Ora non è più così: la società dell’informazione e della tecnologia è così veloce che elimina tutti quelli che non dispongono di un’informazione e di una formazione adeguate a supportarla.

 

Che cosa succede?

Il giovane che è ancora in formazione e ha bisogno di orientarsi, di scegliere cosa fare, come farlo e con chi farlo, non trova più riferimenti né punti fermi. Gli stessi genitori o educatori non sanno aiutarlo perché hanno anche loro il problema di capire questo nuovo mondo. Allora proprio perché i giovani sono giovani e possiedono al massimo sviluppo la loro forza psico-fisica, possono diventare essi stessi macchine super-produttive o consumistiche, rinunciando alla loro stessa umanità e con essa a tutti i valori. Oppure si rifugiano nella famiglia di origine, quasi come emarginati, senza trovare il coraggio e la possibilità di farne una propria, o ancora,e qui siamo nella situazione limite, cercano vie di alienazione nella droga, nell’alcool, nel rischio estremo, etc… Naturalmente ci sono anche tanti giovani che tentano di conciliare lo stress di questi continui cambiamenti con i loro progetti di vita, e tanti ci riescono proprio perché sono giovani e hanno questa capacità di cambiare velocemente.

 

Ma a che prezzo?

In questo contesto “Nova Cana” cerca soprattutto di aiutare i giovani a non disperdere il loro patrimonio di giovinezza e creatività, credendo in loro e riconoscendo in ognuno valore e originalità, affinché essi stesi possano scoprire, attraverso l’ascolto dei desideri e delle esigenze proprie, la bellezza di essere giovani e il senso della propria vita. Aiutare i giovani a essere giovani, oltre che credere in loro, vuol dire aiutarli a scoprire cheattraverso la loro creatività hanno la possibilità di plasmare la loro vita e trasformare il mondo. Vuol dire aiutarli a riflettere sulla loro esigenza-necessità di amare, affinché questa grande opportunità che la vita riserva loro, sia esplorata e vissuta come merita, ossia come la possibilità di essere felici. Vuol dire aiutarli a riflettere sul mistero dell’innamoramento e poter apprendere da questa esperienza la vera qualità della nostra natura e le possibilità che il futuro contiene. Riflettere con i giovani sull’innamoramento è la cosa che più mi piace, perché in questa esperienza vi è tutto il senso e il significato della nostra vita, anche se noi ne sappiamo decifrare solo una piccola parte, che è quella di sentirci bene, esaltati, trasfigurati.
Nell’innamoramento noi vediamo l’altro trasfigurato nelle sue possibilità: possibilità che sono sempre positive, belle, che attengono alla qualità dell’altro, e che vediamo uniche e originali. Le vediamo diverse dalle nostre, e per questo ci piacciono. Vediamo come l’unicità dell’altro possa arricchire la nostra vita, toglierla dalla ripetitività, e attraverso la comunicazione crescere e gioire sempre più assieme.
Nell’innamoramento l’altro resta l’altro da ammirare, da gustare, da amare. Resta sempre il soggetto che attrae il nostro interesse. Se riflettiamo bene non ci confondiamo mai con l’altro. L’altro deve restare ben distinto da noi per poterlo vedere, ammirare, amare. Nell’innamoramento l’altro è tutto il bene possibile perché è Lui, altro da noi, e nel riferirgli tutto il nostro amore, noi ci sperimentiamo esseri umani molto vicini al divino, o almeno vicini al concetto che abbiamo del divino. Sperimentiamo che siamo capaci di amare e amare gratuitamente, perché è sufficiente che l’altro ci sia, per amarlo. Tutto quello che proviamo e intuiamo nell’innamoramento, se non riflettuto, pensato e scelto, al fine di tradurlo nella realtà dei nostri comportamenti, lo perdiamo, e con ciò perdiamo la sapienza della nostra umanità. Ci si ritroverebbe immediatamente nella tristezza e nella fatica di vivere, dopo aver provato il gusto e la libertà che solo l’amore dà.
Sono certa che quasi tutti abbiamo fatto o stiamo facendo questa esperienza di gioia e di bene che scaturisce dall’innamoramento, e sicuramente abbiamo pensato che questa è la qualità della felicità.
Quello che abbiamo sperimentato emozionalmente e intuito nel momento dell’innamoramento è esattamente quello che nel tempo della nostra vita possiamo creare come continuità e qualità della vita stessa.



L’amore è questa creazione!

Esso non ci viene dato gratuitamente come l’innamoramento, anche se l’innamoramento, dell’amore, è anticipazione e profezia. Esso è una scelta, un progetto, una costruzione.
Amare significa riconoscere l’altro nella sua originaria unicità, significa fidarsi dell’altro.
Amare vuol dire rivelare all’altro le cose migliori di noi, nascoste nei nostri sogni, desideri, esigenze. E’ saper dire all’altro, senza pudori, il desiderio insopprimibile di essere amati e accolti nella nostra originarietà , mentre si accoglie e si ama l’altrui originarietà.
E’ prendersi per mano, è regalarsi le vicendevoli originali risorse per creare quello che non c’è: il
 Futuro, che, per coloro che amano è Felicità.

Autore: Associazione Nova Cana

 

Editore:

Libro "Scopri il divino che è in te"

SCOPRI IL DIVINO CHE è IN TE

Ho preso consapevolezza di me, della mia persona e delle mie possibilità. Posso incarnare in me il desiderio che i limiti sono superabili e incontrare l’infinito. L’esigenza di colmare il distacco tra parole e carne ha reso possibile incarnare in me quello che era fuori di me. Le parole assumono il loro significato e rendono la mia persona capace di esplicitare quello che sono: un soggetto irriducibile capace di cogliere questo senso di unità.

 

Capitolo 1

C’è un prima e un dopo di quello che ho vissuto. Sono tra loro su piani diversi perché il dopo, a seguito di questa esperienza, modifica l’interpretazione non solo di tutto quello che ho fatto ma anche di quello che ho scritto.
Posso capire e comprendere quello che mi è capitato all’età di diciannove anni quando dovevo alzarmi durante la notte per scrivere quelle parole di forte intensità che mi venivano dai miei pensieri per colmare un desiderio che non mi faceva dormire. Queste parole sono state lette qualche tempo dopo da Lorenza, mia moglie, quando ci siamo conosciuti: avevo paura per quello che stava leggendo perché poteva pensare che ero matto. Mi ha capito, compreso e riconosciuto.
Pensieri che a distanza di anni sono stati la molla per iniziare la mia ricerca e proseguire nel cammino della mia consapevolezza. Un lungo peregrinare che mi ha portato, nel novembre del 1971, a Casanova Staffora in provincia di Pavia ad incontrare Angela Volpini il giorno dopo il mio matrimonio, in occasione del suo matrimonio. Quando sono approdato a Nova Cana, la sede del suo Centro Comunitario, non conoscevo l’esperienza mistica di Angela, né che si doveva sposare con Giovanni Prestini, che avevo da poco conosciuto a Milano. Un giorno Giovanni mi disse: “Vieni, ti porto in un posto”, senza fare alcun accenno al suo matrimonio e all’esperienza di Angela. Mi sono ritrovato in un piccolo paese dell’Oltrepò Pavese e dopo quarant’anni sono ancora qui. La casualità degli eventi, la curiosità e la disponibilità al nuovo possono portare ad incontrare quel che stai cercando. Il ‘68 era anche questo. Infatti quando sono arrivato a Nova Cana ero in ricerca di un qualche cosa che ancora non avevo chiaro, ma di cui sapevo quel che non doveva essere. L’incontro e l’accoglienza di Angela mi ha rivelato questa condizione che per me era ancora indefinita ma in grado di essere riconosciuta.
Così è stato.

Autore: Dario Volo

 

Editore: Guardamagna

Libro "Nel suo divenire verso la pienezza"

NEL SUO DIVENIRE...VERSO LA PIENEZZA

Questo percorso vuole essere la conferma di quella intuizione che Angela Volpini ha avuto nel definire le esigenze come luogo in cui l’uomo riconosce le proprie possibilità rendendolo capace, se ascoltate, di realizzare la propria umanità fino a manifestare la sua natura umano-divina. Ognuno può riconoscersi in questa natura.

Autore: Dario Volo

 

Editore: Guardamagna

incarnare le esigenze

Sperimentiamo su di noi quello che siamo, creando così le condizioni perché questo sia possibile. Vorrei che fossero prese in considerazioni le parole che permettono di vedere una nuova prospettiva del nostro futuro e in grado di modificare se stessi e il mondo. “Sono venuta per insegnarvi la via della felicità sulla terra” sono queste le parole che Maria,  madre di Gesù Cristo, utilizza nel suo messaggio ad Angela Volpini al Bocco in provincia di Pavia. Un messaggio di speranza, un messaggio universale che coglie e modifica la nostra antropologia ed esprime a pieno titolo le possibilità umane. Questo lo colgo dentro di me e ritengo che ognuno di noi è in grado di poterlo esprimere superando i propri limiti e assumendo in sé l’ampiezza della sua dimensione.

C’è una trasformazione che permette all’essere umano di passare da selvaggio a individuo, e da individuo a persona, scoprendo il divino che è in noi. Ciò richiede un ribaltamento della nostra prospettiva, che una volta scelta, ci impegna a costruire gli strumenti che la rendono possibile, e ci vede personalmente partecipi di questo intendimento. Partendo dalla condizione umana ho preso in considerazione gli elementi che definiscono il loro agire. Si tratta quindi di indicare le opportunità che ci permettono di rendere possibile l’impossibile, cogliendo quell’indicibile che rimane tale fino a quando non viene esplicitato. Per cogliere l’intimo di noi stessi occorre entrare piano piano e generalizzare il più possibile per creare un ordine di cose che mi coinvolga, ma nello stesso tempo coinvolga anche gli altri. La persona è un avanzamento nelle vecchie certezze e diventa quindi il punto di riferimento per creare un nuovo umanesimo. Mettendo in evidenza la parola persona, che coinvolge in sè il tutto e il possibile, scaturiscono le esigenze e l’esperienza, un percorso che mette in rilievo le prerogative essenziali di ognuno di noi. Tutte le persone entrano in relazione confermando la possibilità di contaminazione, tenendo in considerazione, non solo le espressioni più autorevoli, che molte volte determinano i nostri orientamenti, ma anche l’esperienza di tutti quelli che continuano a vivere e determinano, con la loro vita, la nostra vita.

Autore: Dario Volo

 

Editore: Guardamagna

Libro "Il linguaggio della creatività nella Storia"

IL LINGUAGGIO DELLA CREATIVITà NELLA STORIA

Presentazione

Ho voluto scrivere questo testo per due motivi.

– Primo, per far conoscere il corso “Dare Speranza al Futuro” di Angela Volpini perché come insegnante ho sperimentato la validità pedagogica e didattica che sta alla base del nuovo linguaggio rispetto al valore dell’essere umano e della storia come sua traccia creativa.

– Secondo, perché credo sia urgente oggi proporre e rinnovare il concetto di creatività come capacità trasformatrice del mondo proprie dell’uomo poiché si è persa dietro a una concezione di sola espressività delle singole originalità. In conclusione, lo scopo è quello di dare la consapevolezza soprattutto alle nuove generazioni della storia come unico vero patrimonio dell’essere umano, di cui l’arte ne è l’espressione più evidente.

 

Dare Speranza al Futuro

Dare speranza al futuro” è un corso ideato da Angela Volpini per proporre una nuova visione antropologica che considera l’uomo come essere positivo, unico, libero e creativo, per questo capace di trasformare il mondo secondo il proprio desiderio di  compimento e di felicità.
Questa nuova antropologia considera l’essere umano il valore e il senso della creazione.
L’uomo per vivere la propria libertà crea la Storia e per realizzare il proprio ambiente e gustare la felicità crea l’arte.
L’arte esprime le qualità di giusto e di bello in cui l’umanità via via  si riconosce e cresce e man mano definisce i contorni di una realtà a cui aspira in un movimento infinito di creatività.
Sui nostri territori, nei paesaggi, si possono incontrare nelle forme delle città, nella loro urbanistica, nei loro palazzi, nei giardini, nelle pitture e nei vari manufatti, le tracce di ciò che gli uomini di ogni periodo hanno voluto fare per trasformare in meglio il luogo che abitavano e, anche senza piena coscienza, hanno espresso la loro creatività per lasciare alle future generazioni il loro avanzamento storico.
Oggi che ci troviamo in una società più matura e in una realtà con più strumenti, possiamo esprimere la nostra creatività molto meglio per continuare questo cammino storico e possiamo non retrocedere nella qualità, se manteniamo fedeltà alla  nostra natura umana.
L’arte è questo.
Perché tutti sono attratti dall’arte?
Anche le persone con poca cultura la riconoscono come meravigliosa e buona è perché vedono una forma buona, ma soprattutto perché la riconoscono come conferma al proprio desiderio.
Sapere che ciò è accaduto senza la piena consapevolezza e senza i molti mezzi di cui oggi disponiamo, ci rinforza e ci sostiene nella possibilità di manifestare la nostra creatività, per esprimere in maniera più consapevole ciò che desideriamo per il futuro e orientarla in modo più mirato ed efficace.

La storia è il modo in cui gli uomini hanno modificato il mondo nel quale si sono trovati a nascere per garantire ai loro figli di vivere una realtà migliore della loro.
L’arte è la forma che i desideri degli uomini hanno preso per comunicare e per poter trasformare la realtà affinché possa essere più piena.
Studiare l’arte consente di verificare che la storia coincide con la realizzazione delle esigenze.

Con questo percorso storico dell’arte non si vuole essere esaustivi su tutta la storia dell’arte, ma si cerca di proporre un nuovo sguardo d’interpretazione della storia, leggendola come l’accumulo degli atti creativi dell’essere umano che, anche senza una esplicita intenzionalità, ha descritto il proprio desiderio. Nel fare questo ha riconosciuto e raccolto tutte le conquiste umane che lo avevano preceduto ed ha orientato così la storia verso un unico e comune compimento.

Autore: Grazia Baroni

 

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