La nuova Antropologia

Nuova antropologia

LE CINQUE DOMANDE

La crisi climatica, la pandemia, le guerre in atto in Europa e in Medio Oriente, hanno reso evidente che i paradigmi culturali (quali il concetto di civiltà, quello di umanità e quello di progresso) su cui si erano costruite le società della modernità, hanno consumato tutto il loro potenziale di senso per la crescita della società umana nel suo complesso, ed è giunta l'ora del loro rinnovamento. Il paradigma culturale di civiltà viene messo in crisi dalle guerre in atto che rischiano di cancellare drammaticamente tutto il patrimonio storico accumulato finora attraverso un faticoso e lungo cammino.

Sala convegni dell'Associazione e della Fondazione Nova Cana

Incontri mensili

Cos'è la scelta d'amore

La dimensione della progettualità è la dimensione che può riaprire un orizzonte comune di speranza. e se la persona si riconosce valore, allora può riconoscere il patrimonio storico come dono delle passate generazioni, e quindi si motiva a cogliere il livello culturale di tutta l’umanità. Ciò rafforza la sua identità, sviluppa la sua creatività e innesca il processo di superamento delle paure connesse alla crescente globalizzazione. Ciò è possibile proprio perchè, cambiando la chiave di lettura della realtà si è in grado di comprendere che si può trasformare il limite in opportunità.

durante un corso "Dare speranza al Futuro"

Formazione

Dare speranza al futuro

Il corso è stato progettato per offrire gli strumenti di comprensione culturale affinché sia possibile attivare il processo di riconoscersi valore, di identificarsi e situarsi rispetto alla storia e alla cultura, ed esprimere in tal modo la propria creatività per trasformare i vincoli in opportunità di sviluppo. Da un lato, il contesto culturale di riferimento è dato da una visione positiva della natura umana nelle sue infinite possibilità. Dall’altro lato, l’elemento di comprensione culturale è la chiave per il superamento dei blocchi mentali e dei limiti che la persona si è data subendoli.

PER UNA NUOVA ANTROPOLOGIA

Il 10 Febbraio 2024, presso l'auditorium San Fedele a Milano, si è tenuto un convegno sulla nuova antropologia. L'evento era a cura dalla Fondazione Nova Cana ed è nato dalla volontà di Angela Volpini di diffondere e approfondire la sua visione su una nuova antropologia umana assieme a fisici, filosofi, economisti e a tutti coloro che vogliono continuare a vivere su questo meraviglioso pianeta e dare così speranza al futuro.

Frammenti di una nuova visione del mondo

La concezione del futuro è la cosa più preziosa che una cultura possa contenere. L’idea che l’essere umano è perfettibile e che la natura è in sviluppo rappresenta il patrimonio dell’Occidente.

Incominciare a comunicarsi vicendevolmente il proprio desiderio-esigenza, senza paure e pudori, vuol dire iniziare un processo che ci porterà lontano, ad essere persone che progettano la comunità come arte di vivere insieme nella felicità.

Il senso della vita

E’ l’opportunità che ogni uomo ha venendo al mondo, ma che pochi colgono e  sviluppano. Tutte le culture hanno trasferito fuori dell’uomo il senso dell’uomo. Si è ritenuto necessario un creatore, un principio vitale, un essere, un’energia, come origine della vita, e quindi padrone della vita stessa.

Solo questa entità poteva dare il senso della vita dell’uomo. L’uomo non poteva accettare, come senso della propria vita, ciò che la cultura o la religione del suo contesto storico gli offrivano. Io credo che la sofferenza, la tristezza, e forse la morte stessa, è entrata nell’uomo proprio a motivo di questo fatto: sapere che vivi individualmente, soffri, speri, hai dei desideri, delle immaginazioni, delle intuizioni dentro di te, elaborate dalla tua psiche, ma tutto ciò non ha valore, non ha il potere di costituire il tuo io, la tua persona. Tutto ciò che l’uomo avverte come proprio, e su cui intuisce di avere legittimo potere, cultura e storia, glielo sottraggono. All’uomo non resta che il non senso della sua esistenza individuale, da vivere come sofferenza e frustrazione. Anche la capacità creativa, gli affetti, i piaceri, non sono sufficienti a dare un senso compiuto alla vita, perché questa è come se appartenesse ad un altro, anche se le sofferenze le registriamo individualmente. A pochi uomini viene in mente che l’atto veramente creativo che un uomo può compiere è quello di dare lui stesso il senso alla sua vita. Questa possibilità è la nostra unica possibilità. Davvero nessuno può dare o togliere il senso alla nostra vita se noi glielo diamo in tutta libertà. Se non glielo diamo, soggettivamente, non ci resta che raccogliere quello esterno a noi, quello che il nostro contesto culturale ha elaborato.

La missione della donna

Lei, la donna, è sempre lì, fra i bambini, la casa e il lavoro, e qualche volta anche la chiesa. Sempre presente dove si consuma una fatica, una speranza, un dolore, un amore.  Gli occhi di queste donne silenziose  inducono il mio cuore a rendere giustizia a queste “eroine di umanità.

Cercherò di descrivere come vedo le donne, come le sento e cosa esse mi hanno detto quando hanno perso il pudore di parlare del loro amore e della loro visione del mondo. Lo hanno fatto con tanta timidezza, con tanta paura, quasi che parlandone si profanasse la loro visione e la loro speranza. Ho capito fino in fondo in che cosa consiste la frase rivolta a Maria: “E custodì queste cose nel suo cuore”. Ogni donna custodisce nel suo cuore il mistero d’amore della nostra origine e al contempo la speranza che questo mistero d’amore si dispieghi nella Storia. Ogni donna che incontra e ama un uomo pensa di ispirarlo ed aiutarlo a trasformare il mondo nel segno dell’amore, della pace, della giustizia, della gentilezza e della bellezza. Ogni volta sogna di mettere al mondo col proprio uomo una persona nuova. Una persona affrancata dal dolore, dal male e dalla morte; una persona che possa liberamente amare nella sua originalità ed essere accolta dal resto dell’umanità con gioia ed entusiasmo.

La comunità

La comunità è il regno della libertà, cercata, voluta e realizzata da noi. Come un atto creativo fatto da noi può trasformare un singolo individuo in una persona conscia della sua unicità e diversità, aperta alla relazione, che noi chiamiamo persona, così la persona quando c’è può dare inizio alla comunità.

La comunità di cui parlo non è la semplice aggregazione del vivere, così come ci capita nel nostro venire al mondo, ma è il progetto di come noi concepiamo la convivenza umana, ed il tipo di rapporto che vogliamo instaurare con l’altro. In una parola è il modo in cui noi concepiamo i rapporti tra gli uomini, e come vorremmo che questi interagissero fra loro per poter usare, per il bene di tutti, originalità e creatività, e fare così un mondo più bello, più buono, più giusto. Un mondo in cui sia piacevole viverci. Nel profondo del nostro desiderio, questo tipo di mondo noi lo vogliamo, ed intuiamo che siamo anche capaci di costruirlo. se perdessimo la paura di comunicare questo desiderio, questa visione. Scopriremmo che è il desiderio di tutti. Perché allora è cosi difficile vivere e pensare ad un mondo migliore, alla comunità? L’ostacolo più grande è la paura di comunicare il proprio sé. Si teme che l’altro, anziché accogliere l’unicità della nostra persona, la banalizzi, o sia disposto a riconoscerla solo se ricalca il modello che in quel momento è di moda. Noi temiamo l’esporci, il comunicare, abbiamo pudore di dire le cose più nostre e nelle quali ci riconosciamo. Abbiamo paura di essere profanati, anche se la voglia di comunicarci è tanta, e il tenerci tutto dentro ci fa soffrire ed intristire. Immaginare un mondo dove non sia necessario difendersi, dove l’altro ti accoglie e ti ascolta con gioia perché sa che la tua comunicazione è unica e irripetibile, e perciò è il massimo del valore, -questo – è il sogno di tutti.

La pace come comportamento

La paura che nasce dal constatare in modo quasi matematico che l’uso anche parziale dell’arsenale atomico sarebbe sufficiente a rendere inabitabile la terra, e che è cosi vicina la possibilità di morte totale nelle mani dell’uomo, o meglio di pochi uomini, ebbene questa paura ci fa finalmente scoprire il bene della pace.

Io mi illudo che questa scoperta della pace non sia solo come “non guerra” e quella della sopravvivenza non sia solo come “non morte”. Mi sforzo di credere che gli uomini, in quest’ora drammatica della storia, scoprano il valore della pace come valore alternativo al modo di vivere finora perseguito dall’umanità nel suo complesso. Infatti la pace non può che essere il risultato di un nostro modo di vivere tutti i rapporti: dico tutti, perché, se ne manca uno, o se su uno non siamo corretti, entrano in crisi anche gli altri. lo credo che proclamare la pace, o ricercarla voglia soprattutto dire non accettare più alcuna situazione di ingiustizia, né personalmente, né come popolo o gruppo; voglia dire concepire le risorse, sia quelle personali, sia quelle ambientali, come il concreto, il diversificato che rende possibile uno scambio di integrazione tendente a colmare i vuoti, le insufficienze e a promuoverci verso l’autonomia e un giusto benessere, dove solo possono avvenire delle scelte libere.

Autocrearsi come amore

L’altro, con la sola sua presenza, ti impone di essere Dio o Demone. L’altro misura la tua qualità essendo oggettivamente misura del tuo rapporto. Rapporto, appunto, che costituisce l’altro, altro da te, nella sua assolutezza originaria, o lo “cosifica” come oggetto necessario al tuo dominio.

Nel rapporto con l’altro, il desiderio, che fa emergere la vita umana, cessa di essere innocente. Cede alla qualità del rapporto con l’altro la propria significazione di amore o di dominio. Lo spazio dell’uomo non è solo fra il “nulla” e l'”essere” ma fra “essere amore” o “dominio”.
La possibilità si determina nella qualità che, se è amore, è infinitamente creativa, relazionale. Identificata in se medesima come centro e sorgente della determinazione amorosa può aprirsi alla relazione infinita senza temere di disperdersi o di alienarsi nella relazione stessa, anzi, la relazione è la sua infinità possibile, essendo la sua identificazione originaria, l’amore.
Chi non sceglie l’amore non può percepirsi come sorgente creativa, di conseguenza imbocca la strada del dominio. Il dominio è mancanza di identificazione soggettiva quale originaria sorgente creativa. E’ paura dell’infinito possibile, è necessità di ridurre ogni cosa a misura, a gerarchia, a controllo, ponendo se stesso come equivalente generale, e ciò che non rientra nella propria misura, diventa inesistente.

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